Varsavia è bella, ai miei occhi più di Parigi.
Parigi ha una bellezza immediata, scultorea. È perfetta espressione del rêve de pierre della Beauté baudeleriana, di cui però non possiede il mistero. Parigi è, Parigi esiste; sta lì, monumentale. Fredda.
Parigi fa a meno di te. Come certe donne, di cui non puoi andare oltre la carne: cammini lungo gli Champs-Élysées, usi il suo corpo, e sai che non sarà mai tua.
Roma è diversa, ha un aspetto materno. Culla di civiltà, puoi calpestarle il cuore. È come una madre che aspetta sempre il tuo ritorno. Una grande madre dal seno cadente, le mani venose, le braccia aperte. Ogni dispiacere che le provochi è una ruga in più sul suo viso, ma una ruga di cui va fiera, una ruga che in fondo è lei stessa a chiederti.
Varsavia, invece, ha gli occhi grigi come la strada. Dimostra una dignità profonda che la sua Storia impietosa non è riuscita a scalfire, questa città che è stata la prostituta-bambina dell’Europa.
La sua bellezza è meno evidente di quella Parigina, e meno stanca di quella Romana. È una bellezza timida, poco fotogenica; una bellezza che trascende l'estetica: se Parigi è Ismene, Varsavia è Antigone.
Quando cammini sulle sue strade sai che Varsavia vive anche di te. Lasci impronte sul suo selciato; cammini: non scivoli. È una città di tracce: la tua, la loro, quella di Kopernik, quella dei nazisti, quella sovietica, quella dei Vasa, quella di Chopin e di Matejko. Ed è una città che, a sua volta, le tracce ha imparato a lasciarle.
Suzanne Eyre
Adesso penso proprio che ti devo venire a trovare!
RépondreSupprimerReg