Automobili: Mi pare che, quantomeno in Svizzera e nell’Italia del Nord, le città abbiano solo due tipi di ospiti: city-car e SUV. Sono quasi sparite, alle nostre latitudini, le station-wagon in cui tutti, almeno una volta, siamo montati con parenti vari per le vacanze al mare. Qui a Varsavia, invece, è ancora un tripudio di musi allungati, dalla Volvo 780 all’intramontabile Ford Escort dei primi anni ’90. Per nostalgici. Vedi anche alla voce Fiducia.
Bomboloni: I sottopassaggi sono pieni di rivenditori di porcume fritto. Gli infidi bomboloni sorridono maliziosi a ogni passante, forti del loro prezzo scandalosamente basso. Il vostro volume di Chimica Organica (nonché la vostra ultima copia di Donna Moderna) dovrebbero sconsigliarvene l’acquisto, ma essi, irresistibili, cantano: “Οὐ γάρ πώ τις τῇδε παρήλασε νηὶ μελαίνῃ, πρίν γ᾽ ἡμέων μελίγηρυν ἀπὸ στομάτων ὄπ᾽ ἀκοῦσαι, ἀλλ᾽ ὅ γε τερψάμενος νεῖται καὶ πλείονα εἰδώς”
Coinquilino: Vedi anche alla voce Italiani all’estero. Il mio coinquilino è siciliano. Sta cercando di insegnarmi qualche parola nella lingua di Jacopo da Lentini, ma con scarsi risultati. Ciononostante, lui continua a ripetermi che sono “avanti”, “superiore alla media” in tutto e per tutto. Non ho ancora avuto voglia di spiegargli che una donna nata bruttina non può permettersi il lusso di essere anche stupida. O meglio, potrebbe, ma a quel punto sarebbe costretta ad essere simpatica, e chi mi conosce sa bene che la simpatia non è il mio forte.
Divertimento: Praga è IL quartiere della vita notturna, se mi assomigliate almeno un po’. Lì nei locali la gente sembra divertirsi sul serio. Ci sono molti luoghi danzerecci anche nel centro, ma le persone sembrano sempre massimamente impegnate a sistemarsi il capello. Però io forse non faccio testo: trovo che non ci sia niente di più noioso del divertimento, oggigiorno.
Est Europa: Se volete evitare figuracce, ricordatevi che la Polonia è centro-Europa, non Europa dell’Est. O almeno, di questo sono convinti i suoi abitanti, che difatti finiscono per soffrire dell’Eastern Complex, riducendosi a frustrare qualunque istinto non sia direttamente riconducibile all’Ovest.
Fiducia: Il nostro padrone di casa ci ha montato la nuova serratura davanti agli occhi, “così siamo sicuri che le vostre chiavi le avete solo voi”. Il ragazzo che è venuto a prendermi alla stazione aveva, sulla macchina musona [ Automobili], un antifurto che valeva circa il doppio dell’auto stessa. Vedi anche alla voce Povertà.
Gambe: È questo che rende le polacche straordinarie. Non i capelli biondi, non gli occhi chiari: le gambe. Sono spesso storte, è vero, ma sono sempre in mostra. Nervose, lunghe, affusolate. Immagino che dipenda perlopiù dal rimedio antigelo varsaviano: se senti freddo, vuol dire che non stai camminando abbastanza in fretta. Vedi anche alla voce Lentezza
Hi, do you speak english?: Purtroppo spesso la risposta è “No”, soprattutto tra chi ha più di trent’anni. Vale però sempre la pena di chiedere, per vedere il viso sorridente e cordiale del commerciante trasfigurarsi in una maschera di terrore all’idea di dover parlare la lingua della perfida Albione.
Italiani all’estero: La mia insegnante di polacco, biondona con sorriso à la Katherine Heigl, sostiene di conoscere qualche parola di italiano. Nello specifico «pizza, pasta, bella ragazza», che sono i jolly del vocabolario medio dell’italiano all’estero. Se siete mai stati in possesso di un frasario italiano-svedese o italiano-lituano avrete certo visto che i capitoli sono: 1) Presentazioni; 2) Auguri, feste e ricorrenze, 3) Approcci (“Mi piacciono molto i tuoi occhi.” – “Posso avere il tuo numero di telefono?” – “Cosa fai stasera?” – “Mi è piaciuto fare all’amore con te”). Io, dopo la preparazione teorica, ho avuto anche la fortuna di osservare qualche esemplare in carne e ossa nel suo habitat. Sono stata molto fortunata, perché i soggetti mi hanno avvicinata di loro spontanea volontà: “Oh, ferma quella! Dille di fare una foto con noi!” – “Sorry, ahem, you… Foto! Biutiful polish ledi, meic foto uit mi.” Mi è dispiaciuto deluderli, ma considerando l’importanza delle foto-ricordo-guarda-chi-mi-sono-chiavato per gli italiani all’estero, ho preferito che andassero alla ricerca di un’altra: se non più polacca, almeno più gnocca.
Lentezza: Varsavia non sfugge alla regola della frenesia cittadina. Nei sottopassaggi, in Nowy Świat, le persone corrono, non importa verso dove, come se non avessero fatto nient’altro da quando sono nate. C’è tuttavia un luogo in cui il tempo pare fermarsi: alle casse. Fatto inaccettabile per qualsiasi originario del Milanese (ma, suppongo, anche per gli ex-parigini), la maggior parte delle cassiere sembra avere braccia di cemento e sinapsi di polistirolo. Due persone davanti a te = 15 minuti di attesa. Cinque persone davanti a te = monta la verandina. Dieci persone = portati un sacco a pelo, o lascia stare. Non vi sono soluzioni, se non la pazienza.
Suzanne Eyre
Sei la mia antipatica preferita.
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