samedi 11 décembre 2010

ALFABET (Seconda parte)

Musica: In Polonia la conoscenza della musica italiana è riassumibile in «Al Bano, Ramazzotti, Nek». Io, per conto mio, faccio del catechismo deandreiano, ma è un lavoro ingrato. Del resto, nemmeno i polacchi hanno un granché da offrire (o almeno, a sentir loro), se non questa Maria Peszek, di cui tutti parlano. Credo che perlopiù pensino di aver dato abbastanza al mondo con Chopin (che, tralaltro, in Polonia si chiama «Fryderyk Szopen»).

Numeri: I numeri sono forse la cosa più impronunciabile in polacco. La prima volta in cui sono riuscita a capire il prezzo della spesa pronunciato a velocità lampo da una grassa cassiera polacca volevo chiederle una foto ricordo. Per fare un esempio, il numero 66 («sessantasei»), in polacco è «sześćdziesiąt sześć» (pronuncia: sc-e-sc-c-ge-sc-an-t-sc-e-sc-c, dove an è come l´an francese di maman).

Orientamento: Varsavia è enorme, soprattutto per me che sono abituata a città della dimensione di uno sputacchio. Grazie al cielo si può sempre vedere profilarsi all´orizzonte il Palazzo della Cultura (che i polacchi affettuosamente chiamano «La Vendetta di Stalin») e avere un´idea della propria posizione. Il problema, però, è che Varsavia è piena di sottopassaggi. Per attraversarli ci sono due opzioni: armarsi di pazienza e rosario e imboccare ogni uscita sperando invano che sia la propria, oppure affidarsi a un cane-guida. 

Povertà: È strisciante, ma c´è. Non si trovano le sfilate di mendicanti sotto ai portici come a Milano (forse perché sono tutti persi nei sottopassaggi): l´indigenza è più sottile, e più diffusa. Più equamente ripartita. Si vede nelle piccole cose. Nei supermercati, lo yoghurt più economico è sempre esaurito. La maggior parte degli studenti lavora almeno al 50%. I musei sono popolati solo nei giorni di entrata gratuita. Gli orrendi vestiti della collezione Lanvin per H&M non se li è filati nessuno, perché 800 PLN per degli orli mal rifiniti sono un furto (ma in Italia le sedicenti fashioniste hanno fatto la coda per ore davanti ai negozi per accaparrarsene almeno uno). Nessun negozio, qui, è mai affollato quanto i second hand shops, e di questi ce n´è uno ogni angolo. 

Quartieri: Sono tantissimi, e ognuno è completamente diverso dall´altro. La città vecchia è stata ricostruita dopo la guerra, ma ospita solo negozi per turisti e bancarelle di Natale. Le due strade principali, su cui si affacciano i palazzi dell´Università, sono sede perlopiù di bar e caffè. Il nuovo «centro città» si trova all´altezza di Metro Centrum, dove sorgono diversi grattacieli luminescenti e un orrendo centro commerciale rotondo. Il quartiere di Praga, al di là della Vistola, è invece stato poco colpito dai bombardamenti, e vi si possono ancora trovare originali edifici prebellici. Per anni additato come «pericolosissimo», è oggi il focolaio dell´arte alternativa (sebbene molti Varsoviani si rifiutino tutt´ora di metterci piede). Żoliborz, piccolo quartiere verde nella zona Nord di Varsavia, è popolato da famigliole e studenti. Dovunque, nelle periferie, sorgono nuovi palazzoni per tenere il passo con la crescita della città. 

Roseti: Ogni parco ne ha uno, ogni quartiere ha almeno un parco. I più famosi sono i Giardini Sassoni (Ogród Saski), Łazienki Królewskie (quello con la statua di Szopen, con i concerti all´aperto), e Park Wilanowski. Un buon motivo per aspettare la primavera.

Sigarette: Costano poco, e questo già si sapeva. Ciò che non mi aspettavo era di veder fumare così tante sigarette sottili. In Italia ce ne sono poche (Vogue, Club) e vengono fumate da signore anziane o giovinette con pretese di divaggine. Qui in Polonia vi sono persino le Chesterfield in versione SLIM, e la cosa più sconcertante è che vengono fumate anche da moltissimi uomini eterosessuali.

Trasporti: Fatta eccezione per il tram 25, che di tanto in tanto decide di svoltare dove non dovrebbe (no, non ho ancora capito perché), i trasporti pubblici sono eccezionali. È possibile raggiungere ogni angolo di Varsavia in tempi ragionevoli, e a qualunque orario. Quasi come in Italia.

Uomini: Tanto sono belle le polacche, quanto sono brutti i polacchi. Pare però che siano molto gentili, galanti, cortesi; certo il loro côté estetico non fa venir voglia di approfondire per verificare. 

Verdura: I pomodori venduti in Polonia sono arancioni, piccoli, e non maturano mai; come i pomodori, la maggior parte della verdura è triste e smorta. I polacchi paiono non preoccuparsene: mangiano comunque soltanto patate, crauti (kapusta), e barbabietole.

Złoty: Sotto questo paragrafo potrei ovviamente scrivere che i prezzi, persino nella carissima Varsavia, sono bassi. Potrei, come tutti, ricordare che il mezzo di birra costa 8 złoty, e che 8 złoty sono circa 2 euro. Però poi dovrei ricordare a tutti che le cameriere vengono pagate 7 złoty all´ora, e mi pare che improvvisamente l´argomento diventi meno esaltante.
Vedi anche alla voce: povertà

Suzanne Eyre

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